Canzonissima 2026. L’immodestia televisiva di Milly Carlucci & C. partorisce un mostriciattolo: pretendono di rendere omaggio a un pezzo di memoria per contro lo sottraggono alla storia
Se vale un racconto su www.TELECORRIERE.it c’è.CENTO14MILA persone già lo sanno
Riportare alla ribalta l’apice della storia televisiva dello scorso Millennio e consegnarla alla conduzione di Milly Carlucci: ecco l’ultimo azzardo di nonna Rai. Alla conduttrice danzerina – che proprio non gradisce le fughe in solitaria – si riesce nell’impresa di sottrarre la pista da ballo, non già il nugolo di co-protagonisti, al quale resta attaccata come un frutto di mare al suo scoglio. Ed ecco, allora, debuttare l’ennesima giuria catodica, dopo quelle che (s)qualificano l’intero pacchetto di trasmissioni disegnate attorno alla Carlucci (e non solo, naturalmente, perché nella “nuova” tv nulla si crea, tutto si distrugge). Compito: valutare la migliore canzone in gara. Come si discutesse intorno ai legumi esposti alla fiera strapaesana di Vattelappesca. Un insopportabile e insopprimibile vizio tutto italiano: il Paese della Canzone che “usa” il componimento come fosse una saponetta da barba. A chi il tristo compito? A Giacomo Maiolini e Claudio Cecchetto (e sia, in fondo con la musica campano da tutta una vita…) ma anche (anzi soprattutto: perché lo “show” – ahinoi– è lasciato a loro):Simona Izzo (faccio tutto io); Francesca Fialdini (altrimenti detta: «Io valgo, io sono, io svetto»); Pierluigi Pardo (chi è costui?); Riccardo Rossi e l’immancabileCaterina Balivo (forte delle sue ininterrotte sconfitte quotidiane al gioco degli ascolti). Che baliveggia: «Non capisco come sia possibile che “Sarà perché ti amo” non abbia vinto Sanremo e lo abbia vinto Alice». Si, menziona proprio Alice, una delle rare occupanti del gotha della canzone italiana, “coccolata” da un individuo che porta il nome di Franco Battiato. Una considerazione che vale una bestemmia e un calcione (figurato, per carità) nei fondelli: fila a casa a studiare! Ma a Caterina non basta. Può fare meglio. E ci riesce: «”Il mio canto libero – sentenzia, altèra – non è secondo me una Canzonissima». Cosa aggiungere al filosofeggiare di cotanta giurata? In una trasmissione, poi, che porta il nome di “Canzonissima”? Sull’idea che regge il restyling, superfluo davvero spendere altre parole: otto cantanti chiamati a disegnarecover di brani italiani, con il chiaro scopo di designare la “Canzonissima”. Una scheggia di Storia ridotta a un Tale e Quale qualunque… (MasMaf)