L’ultima compagna di PINO DANIELE stronca senza appello il film Je so’ Pazzo: «Sarebbe inorridito». «Vederlo mangiare sguaiato e in maniera consolatoria, con i friarielli che penzolano dalla bocca, ha ferito il mio ricordo»
«Sono andata a vedere il film con l’emozione di chi ha l’aspettativa di vedere animati episodi di vita ascoltati direttamente dalla narrazione di Pino. Sento di poter dire che sarebbe inorridito per questa restituzione di sé e dei suoi vissuti»: l’ultima compagna di Pino Daniele, Amanda Bonini, lancia un post particolarmente amaro sulla ricostruzione della vita dell’artista azzardata in “Je so’ Pazzo”, il film del regista Nicola Prosatore presentato al Festival del Cinema di Roma. E scrive chiaramente di condividere quasi nulla sulle circostanze della sua infanzia, sui primi anni di carriera, sulle peculiarità del suo carattere. Tanto per cominciare, racconta, Pino «aveva un grande rispetto per la sua chitarra, non l’avrebbe mai toccata con le mani sporche e pizzicato le corde con le unghie nere e non mi risulta affatto sia stato mai un uomo trasandato. Pino aveva il piacere del buon cibo, il film restituisce invece un personaggio con un approccio bulimico, che non corrisponde al vero. Vederlo mangiare sguaiato e in maniera consolatoria, con i friarielli che penzolano dalla bocca, ha ferito il mio ricordo». Così come «il modo di parlare sbiascicato con cui è stato caratterizzato». «Era un omone con le spalle grandi, non con la pancia prominente né tantomeno aveva una postura ed un andamento che la mettesse in mostra. Diventare Pino Daniele è sicuramente un’operazione complessa e complicata: nulla contro il giovane attore, che sicuramente avrà dovuto performare il personaggio per come è stato delineato da percezioni distorte altrui». Bonini fa il punto anche sulle persone che hanno circondato Pino negli anni: «Le zie trasformate in un bizzarro incrocio tra le sorellastre di Cenerentola e Crudelia De Mon mi hanno lasciata impietrita. Pino nutriva un grande rispetto per loro, che lo avevano educato e messo nella condizione di potersi formare e istruire. Dalle zie aveva appreso a prendersi cura degli altri, proprio come loro avevano fatto con lui e sentirle apostrofare come arpie mi ha lasciata interdetta». Insomma: la visione ha fomentato nell’ultima compagna di vita di Pino Daniele «l’amarezza di chi ha la consapevolezza che lo spettatore nel film non troverà Pino, ma una brutta copia oggettivamente non conforme. Peccato».