
Da questa rivelazione prende forma un viaggio narrativo che catapulta il lettore negli anni Venti del Novecento, dentro la realtà sociale e culturale dell’epoca, e dell’internamento femminile nei manicomi del ventennio fascista. Le vicende raccontate, frutto di approfondite ricerche documentali, sono ispirate a fatti realmente accaduti, ma romanzate e popolate da personaggi di fantasia, per tutelare le identità delle persone coinvolte.
Il filo che unisce passato e presente è la condizione degli invisibili: ieri le donne internate, spesso senza motivo, vittime di un sistema patriarcale e del regime fascista che le cancellava; oggi i ragazzi disabili autistici gravi, che non sono geni incompresi come vengono rappresentati dai media (narrazioni fuorvianti, che alimentano pericolosi stereotipi e spostano l’attenzione pubblica e politica da problematiche ben più gravi e concrete). Si tratta invece di giovani, bambini e adulti che soffrono insieme alle loro famiglie, abbandonate a sé stesse, e che non trovano spazio nel racconto pubblico, se non di rado.
«Questo libro – conclude l’autrice, pluripremiata sia per gli scritti, sia per l’impegno sociale – nasce proprio dal trauma della separazione da mio figlio, una scelta dolorosa, ma necessaria per garantirgli l’assistenza e le cure che non potevo più offrirgli personalmente, ma che ha trovato nel Centro Ugo Felice. È un’opera che unisce memoria, denuncia sociale e un profondo bisogno di restituire dignità a chi non può raccontarsi da solo».



