«Non è aria di decreto Ponte, fa capire Giorgia Meloni. E nemmeno di condoni. Mentre è in viaggio verso la Sicilia la premier fa recapitare a governo e maggioranza quella che assomiglia a una doppia retromarcia. Il primo tratto di penna riguarda il decreto per il Ponte sullo stretto. Chiesto da Salvini, che solo quattro giorni fa ne aveva annunciato addirittura il varo nel Cdm di oggi. Invece niente: il provvedimento non figura nell’ordine del giorno spedito ai ministri in queste ore. Non è una bocciatura, ma una frenata dettata dall’opportunità politica del momento. Meloni sa che, nella regione squassata dal ciclone Harry, il Ponte è un tasto dolente: non a caso l’opposizione, a cominciare da Elly Schlein, ha chiesto di recuperare i miliardi per la ricostruzione stornandoli dalla grande opera sognata dal capo leghista e cassata dalla Corte dei conti»: lo scrive La Repubblica che sottolinea come la Lega valuti «irricevibile l’offerta» e come a destra «sottotraccia il dibattito è aperto. Prova ne è il voto segreto all’Ars, il parlamento siciliano, in cui un pezzo di FdI e di FI ha votato per deviare i fondi dal collegamento sullo Stretto. Mossa su cui il governatore azzurro Renato Schifani, solitamente fumantino, non ha obiettato».