La svolta culturale a destra. “Albatros” di Giulio Base incassa 2.610 euro: 4 spettatori in ciascuna delle 106 sale che lo proiettano. Giusti (Dagospia): avete Cinecittà, Rai, soldi, ma non siete in grado di fare un film

  • Non sono valse a nulla le anteprime con il presidente del Senato La Russa, la “sorella d’Italia” Arianna Meloni, il ministro Giuli: come narra senza fraintendimenti Marco Giusti su Dagospia resta «imbarazzante» la pellicola “Albatross”, scritta e diretta da Giulio Base. Imbarazzante per i contenuti e – guarda un po’ – per la risposta al botteghino: ventesimo posto in classifica con 2.610 euro di incasso e 408 spettatori sparsi in 106 sale che lo proiettavano: 4 spettatori a sala. «Quando la destra italiana guarda al cinema non può che fare disastri. Lo sappiamo» stronca Giusti: «(…) Non puoi spiegarmi le bombe della strage di Bologna, viste da destra, buttandole in caciara (“… è tutta un’opera dei servizi segreti”, “è la risposta a Ustica”). Non puoi dirmi che i ragazzi del Fronte della Gioventù e i militanti di sinistra, che non erano comunisti come si vede qui, erano la stessa cosa. Quella è la narrazione che vuole far passare la destra di potere meloniana. Che vuole, a distanza di 40-50 anni, avere le stesse cose. A cominciare dai festival di cinema di sinistra (Torino in mano a Base e al coniuge Tiziana Rocca), dalla Biennale (ma Buttafuoco è più furbo di Base e Giuli e sa che ha un futuro solo se non si espone più di tanto), dalla Rai, già fin troppo melonizzata con tanto di Pino Insegno in prima serata (estiva). Ma al cinema, non scherziamo, il massimo che la destra di La Russa e Meloni può avere è questa nostalgia per le vignette, orrende, de “La voce della Fogna”, il tentativo di fare i “partigiani della riconciliazione” (ma chi te lo ha chiesto? Sembra uno slogan alla ”Poltrone e sofà”), magari la rielaborazione della pagina wikipedia di Grilz, che è davvero molto pesante. (…) Non esiste un cinema di destra da riprendere. Tutto quello che abbiamo girato in questi 80 anni si muove tra Neorealismo e Commedia all’italiana, che è nata con “Roma città aperta” (la padellata di Fabrizi) e proseguita con Amidei, Emmer, Sonego. Qualsiasi cosa si faccia nel cinema di destra è una sorta di goffa parodia del cinema di sinistra, compresi gli stereotipi morettiani. Avete Cinecittà, avete la Rai, avete i soldi, ma non siete in grado a fare un film. Punto».