La scossa di 4,6° risveglia teorie catastrofiste. Per alcuni scienziati Napoli sarebbe sommersa dai materiali vulcanici. Campi Flegrei responsabili scomparsa Uomo di Neanderthal 

  • Dopo la scossa di 4,6 gradi registrata stamane le teorie catastrofiste riprendono quota. A cominciare da quella lanciata dalla Rsi, tv pubblica svizzera di lingua italiana secondo la quale un’eruzione ai Campi Flegrei distruggerà anche Napoli, ricoprendola con trenta metri di materiale vulcanico; non solo: causerà problemi gravi in tutto il Meridione d’Italia e avrà importanti ripercussioni su buona parte del continente europeo. Più che allarmanti le teorie degli studiosi che parlano di scenari di distruzione pressoché totale, agli antipodi rispetto al tipo di eruzione ipotizzato dagli scienziati che hanno lavorato per la Protezione civile nazionale all’elaborazione del Piano di evacuazione: «Su Napoli incombe una minaccia, un pericolo che spaventa l’Europa, alcuni scienziati ritengono che i Campi Flegrei siano responsabili della scomparsa dell’uomo di Neanderthal, 40 mila anni dopo ci sono segnali di risveglio, la catastrofe potrebbe avvenire in qualsiasi momento». «Il vulcano dei Campi Flegrei contiene ormai così tanta lava e tanta pressione che il cataclisma è inevitabile e inizia alla Solfatara». Il vulcanologo Patrick Allard dice: «Vedremmo colonne eruttive che si innalzano per diverse decine di chilometri, almeno fino alla stratosfera. La cenere cade su Napoli, anche più lontano, ci sono delle vittime e grande distruzione». Amy Donovan, professoressa di Geografia all’Università di Cambridge, sentenzia: «A quel punto la città dovrebbe essere deserta perché l’aria sarebbe satura di cenere, materiale piroclastico e residui vulcanici di ogni tipo». Diego Perugini, direttore del dipartimento di Fisica e Geologia dell’Università di Perugia ricorda l’esistenza dei due serbatoi di magma sotto i Campi Flegrei: il più superficiale tra i 4 e i 5 km e il più profondo, quello più grande, tra i 10 e i 15 km. In genere prima delle eruzioni i due magmi si «miscelano». «Studiando il materiale eruttato in passato andiamo a leggere che almeno due magmi si sono incontrati all’interno della crosta terrestre e hanno iniziato a mescolarsi. Abbiamo ricreato il processo in laboratorio e per quello che possiamo stimare, dall’inizio del mescolamento dei magmi fino all’eruzione i tempi sono molto brevi, dell’ordine di decine di minuti».